Primavera di Roma, le risposte dei candidati a Sindaco di Roma

Roberto Giachetti e Stefano Fassina, candidati Sindaco di Roma, hanno risposto alle 100 domande del documento “19 idee e 100 domande per i candidati”, presentato durante il forum “La Prima(vera) di Roma” del 15 aprile nell’Auditorium Antonianum della Capitale.

“19 idee e 100 domande per i candidati” il Forum “La Prima(vera) di Roma“, è stato promosso da Koiné e si è riunito per la prima volta lo scorso 23 gennaio.

Gettando le basi per una collaborazione duratura fra un centinaio di associazioni, imprenditori e attori del tessuto sociale, pubblico e privato della Capitale, il documento contiene, in 19 schede, idee per il futuro di Roma e domande per chi si propone per amministrare la città.

Deciso a dare un contributo al confronto elettorale e a monitorare l’operato del vincitore, il Forum parte dall’idea di una “partecipazione dei cittadini alle grandi scelte, come elemento distintivo della necessaria discontinuità con il passato”.

Qui il materiale, si tratta di file PDF da scaricare:

Gli ulteriori contributi verranno pubblicati in ordine di arrivo.

4 commenti Primavera di Roma, le risposte dei candidati a Sindaco di Roma

  1. Francesco

    Spero da tempo che tu prenda in mano la situazione, ho molta speranza da tempo su questo, speriamo

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  2. Raffaella Petrilli

    Si parla cultura anche nelle proposte di Koinè. Ma ‘quale’ cultura? Cultura in che senso?
    Trovo qui una somiglianza con altri programmi dei candidati o di gruppi di sostegno: alla parola cultura corrisponde un “oggetto” ben preciso, e cioè quell’insieme di attività di fruizione che si svolge in cinema, teatri, musei, siti archeologici e che sono destinate al consumo nel tempo libero.
    E’ l’accezione socio-politica di cultura che, non per niente, nei programmi dei candidati, va insieme a: turismo, imprese culturali e creative, istituzioni culturali, decentramento.
    Su questa base, la politica culturale suggerita nei programmi elettorali e non per la città equivale di fatto a fare in modo di estendere il “consumo” artistico, inteso come la molla per accrescere o “rigenerare” il pubblico di teatri, musei o sale da concerto. Insomma: l’idea è che lavorare per la cultura equivalga a moltiplicare l’offerta, allargando il pubblico dei fruitori dei prodotti dell’industria culturale.
    Dico subito che reputo sacrosanto un obiettivo di questo tipo, senza il minimo dubbio, tanto più che in Italia è effettivamente mancato per decenni. Ma questa impostazione può avere un limite: se resta l’unica visione politica per la cultura, allora non fa altro che separare la cultura da altri temi, ai quali invece dovrebbe essere strettamente legata, quali: la socialità, lo spazio pubblico (inteso come luogo di costruzione della socializzazione), l’ambiente e l’urbanistica. Tutti quei temi restano fuori dalla politica strettamente culturale e nei programmi figurano in altrettanti capitoli a se stanti.
    E infatti il documento di Koinè assegna alla scuola l’obiettivo di «catalizzare la socialità del territorio» (v. Proposte ai candidati sindaco, 15 Aprile 2016, p. 10). E suggerisce di perseguire la «cittadinanza attiva» promuovendo «orti e giardini condivisi», attività di «decoro» di spazi pubblici, di cui prendersi cura con operazioni di retake e di pulizia (v. Koinè. Proposte ai candidati sindaco, 15 Aprile 2016, p. 13). Qui, il tema della ricostruzione del tessuto sociale non si incontra mai con il tema della cultura.
    Allo stesso modo, nelle recenti “Dieci cose da fare” formulate dal candidato Giachetti, cultura è contestualizzata dal tema «start up e imprese» (5 – Start up & Creatività); dal tema «istituzioni culturali», che si auspica di decentrare nei quartieri (9 – Cultura & Quartieri); infine dal tema «turismo» (10 – Ostia & Turismo) (http://www.robertogiachetti.it/#programma).
    Nei suggerimenti della “La prossima Italia”, di Francesco Rutelli, la cultura va insieme a «turismo», ai beni archeologici e museali, a «industria creativa» («dalla moda al design, dall’architettura al teatro, dalle tecnologie applicate ai beni culturali sino ai videogiochi e al software, sino al cinema e all’audiovisivo», http://www.laprossimaroma.it/perche-puntare-sulle-industrie-culturali-e-creative/).
    Insomma, mi sembra chiaro che la cultura come consumo culturale non dialoga mai con la cultura come dimensione della polis. Perché, dov’è il problema? Il punto è che quella cultura-consumo non prevede uno spazio per l’arte.
    Non mi riferisco all’arte già sedimentata nel ricco patrimonio romano, ma all’arte come attività in corso, che si fa, oggi e si farà domani.
    Che ne è dell’arte come esigenza estetica, l’arte che è andata e va di pari passo con la dimensione della polis?
    C’è nella visione dei politici un posto per quell’arte che trova la sua funzione propria della definizione e revitalizzazione dello spazio urbano, che qualifica e fa esistere l’ ambiente sociale?
    Nella mente dei giovani o dei più anziani politici attuali esiste o no quell’arte che serve a sostanziare l’esperienza estetica nella vita quotidiana, nella dimensione urbana.
    Non c’è proprio nessuno che sia disposto a elaborare un’idea su come ricostruire, reinventare il rapporto arte-città, arte pubblica, cioè proprio quello che ha caratterizzato le grandissime e economicamente floride città e stati italiani del passato? Si può chiedere di reinserire quel rapporto nei programmi della politica italiana attuale?

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  3. Loretta Busdon

    Barca, quando ti ho “scoperto” un paio di anni fa – da cittadina qualsiasi con una mentalità di sinistra nonostante l’età – ho guardato a te con speranza. Oggi come oggi mi chiedo cosa tu faccia ancora nel PD e non sia in Sinistra Italiana.

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