Un anno dei Luoghi Idea(li)

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Un anno fa abbiamo lanciato la nostra scommessa: 13 progetti  in 13 luoghi d’Italia; 13 “nuclei territoriali” Pd disposti a lavorare con determinazione per il raggiungimento di risultati concreti e misurabili; centinaia di volontari impegnati per capire e mostrare nei fatti come costruire un partito-palestra, di sinistra, che raggruppi persone con interessi diversi attorno a un’idea comune di avanzamento sociale per “concorrere in modo democratico a determinare la politica nazionale”.
 
Siamo convinti che il PD, nonostante le sue criticità (anche gravi) e grazie alle sue  forze (talora notevoli), sia il luogo dove oggi questo disegno potrebbe crescere. 
Abbiamo messo la nostra idea alla prova del campo, in una sperimentazione nazionale realizzata con i circoli PD in giro per il paese. Con l’obiettivo di convincerci che un partito-palestra può fare davvero la differenza per la qualità del governo della cosa pubblica. “Convincerci per convincere”.
La sperimentazione è finita. Dopo dodici mesi di lavoro e il concorso di oltre 1000 finanziatori  su obiettivi che toccano la vita di circa un milione di persone, ci siamo convinti. Ci siamo convinti che costruire un partito-palestra di volontari è difficile ma possibile, e può fare la differenza. Che il PD intero potrebbe trasformarsi in un partito-palestra se a livello nazionale fosse realizzato un progetto di rinnovamento che contrasti con forza, metodo, ed entusiasmo il “partito degli interessi” e della collusione con l’Amministrazione. 
E così, sulla base dell’esperienza fatta, di quello che abbiamo appreso, siamo pronti ad avanzare, sabato 13 giugno, al vertice del PD e al PD tutto, una proposta… anzi tre!
 
Vi aspettiamo sabato 13 giugno alle ore 10,00 al Nazareno, Via sant’Andrea delle Fratte, Roma.

Tre mesi di #mappailPD

In seguito al commissariamento del Pd romano, Matteo Orfini ha scelto di affidare a al team dei Luoghi Idea(li) una ricognizione sul territorio, partendo dal presupposto che, per trovare la strada giusta, per apprendere e ripartire dalle esperienze migliori nascoste nel partito, è necessaria una “mappatura” dei punti di forza e di debolezza, del buono e del cattivo, dei singoli circoli della città.
Di rilevare la loro capacità di rappresentare i bisogni e le idee dei cittadini, specie della parte più vulnerabile della città; di attrarre giovani e competenze e di sollecitare l’impegno anche dei non iscritti; di adottare metodi nuovi di partecipazione e confronto; di costruire soluzioni da proporre a chi esercita funzioni di governo; di monitorare e sollecitare in modo autonomo l’azione pubblica; di essere organizzati. Ma anche della distanza dai cittadini e dai loro bisogni; della cattura da parte di interessi esterni; di come si costruisce un feudo; in virtù della volontà di controllo di quale area di politica pubblica (e come questo limita, indebolisce e inquina la vita dei circoli); o anche solo della rinunzia a un ruolo autonomo da chi governa; o di ripetizione di riti stanchi, non ospitali, noiosi, o dell’incapacità di organizzarsi.

Il nostro lavoro è iniziato a dicembre e terminerà a fine maggio. Oggi, a circa tre mesi dall’inizio del lavoro, il gruppo di MappailPd è a metà della ricognizione. Gli incontri con i circoli del Pd romano hanno finora restituito un panorama solo in parte prevedibile, che fa intravedere  le opportunità e le sfide di un rinnovamento: i dati raccolti tramite questionario e intervista renderanno conto della varietà che va emergendo.

Insieme alla relazione, troverete nel blog una mappa  dei circoli visitati e soprattutto delle aree-circolo: un’approssimazione della sfera di responsabilità diretta di ogni circolo territoriale del Pd romano. Un’ipotesi di lavoro che è aperta al contributo dei circoli e alle loro segnalazioni.

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La postfazione de “L’esperienza del New Labour. Un’analisi critica della politica e delle politiche”

Fabrizio Barca ha scritto la postfazione del libro “L’esperienza del New Labour. Un’analisi critica della politica e delle politiche” di Faucher e Le Galès” (la scheda del libro).

L’esperienza del New Labour. Un’analisi critica della politica e delle politiche
di Florence Faucher e Patrick Le Galès
FrancoAngeli, Milano 2013

Scarica la postfazione (file PDF, 126 Kb)

Crollo dei votanti alle Regionali, un brutto segnale per la democrazia. Tutto va ben madama la marchesa?

“Tutto va ben madama la marchesa”… o quasi: questa è la reazione dominante delle classi dirigenti del paese di fronte al crollo del numero di votanti in Calabria e soprattutto in Emilia-Romagna. “In Emilia-Romagna? Beh, ma cosa ti aspettavi dopo gli scandali! In Calabria? Ma, «loro» votano pure in troppi (un po’ di razzismo non fa mai male)! E poi senza opposizione credibile … perché andare a votare? E, per dircela fra di noi, è un bene che a votare siano in meno … come in tutti i «paesi civili»”.

Intendiamoci. Prima di tutto un augurio ai neo-Presidenti eletti, e la speranza che in Calabria sia l’inizio del cambiamento: quella terra può farcela. Ma a livello nazionale il tema è un altro. Nessuno deve nascondere la testa sotto la sabbia. Alla marchesa della canzone dobbiamo spiegare perché il marito si è suicidato e perché la casa è andata a fuoco.

Il crollo dei votanti non è, caro Pierluigi (Battista) – che hai il merito di essere allarmato –, la “reazione ritorsiva dei corpi intermedi”, ma la “reazione ritorsiva dei cittadini disintermediati”. E delusi anche dall’ultimo tentativo, quello (per versi generoso, per versi autoritario) di Cinque Stelle, di offrire loro una “relazione diretta con il Palazzo”. I fatti sono chiari. Fra Stato e cittadini, singoli o organizzati, si è aperta da tempo una faglia che ora si allarga. Perché, ovunque, trenta anni di liberismo hanno minato la capacità dello Stato di rispondere in modo discrezionale e partecipato ai bisogni dei cittadini. Perché in Europa ciò è aggravato dall’insostenibilità di un’Unione Monetaria che non si completa in Unione Politica. Perché in Italia pesa uno Stato normo-centrico che non presidia l’attuazione degli interventi, succube di azzeccagarbugli e progettifici, incapace al suo interno di premiare il merito; uno Stato a cui i cittadini si rivolgono per “aiuto”, non per fare valere diritti, e che dunque essi disprezzano. E perché, unici nel mondo occidentale, abbiamo preso sul serio l’idea che “i partiti sono un residuo del novecento”; abbiamo vissuto la loro identificazione con lo Stato (e la corruzione e decadimento che ne sono discesi) come l’annuncio della loro fine, non come il campanello di allarme per la loro ricostruzione.

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La rinunzia al diritto di voto avviene in misura assai più grave che in contesti simili di Germania o Spagna, simile solo a quella statunitense o britannica (guardatevi i numeri, ne vale la pena). Ma soprattutto da noi è ben più pericolosa. Per tre ragioni. Perché, soprattutto nei paesi anglosassoni, ai cittadini viene offerta la possibilità di giudicare i propri eletti sulla base dei risultati del loro operato, e di punirli, disertando i loro servizi: un metodo che produce ineguaglianza, ma che risponde a criteri almeno astratti di giustizia. Perché in altri paesi – si pensi alla Germania – ai cittadini e ai lavoratori sono offerte e riconosciute piattaforme di partecipazione che “li tirano dentro” nei processi decisionali; e che essi hanno imparato a usare. Perché solo da noi incombe l’Anti-Stato, ossia la criminalità organizzata: quando annusa il distacco fra Stato e cittadini, si fa avanti con i propri “servizi”; come avviene in questi giorni.

 

E allora, si eviti, per carità, di minimizzare questo brutto giorno della democrazia italiana. E se ne eviti anche un uso strumentale, addossando la responsabilità solo alle nuove classi dirigenti che guidano il paese, come se l’ideologia della semplificazione, del partito leggero, del leader che dialoga con i cittadini, della demolizione dei corpi intermedi non costituiscano la farina dell’ultimo ventennio. E si prenda di petto il tema di ricostruirli, questi benedetti partiti. Il PD ha l’occasione di farlo. Porteremo nella Commissione di studio che il Partito ha avviato il contributo dei mille volontari che, consapevoli dei propri limiti, ma anche della propria forza, stanno sperimentando una nuova forma di partito, proprio nel PD (http://www.luoghideali.it/quindici-teste/). Leggete e fate leggere!